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Autore 10 Febbraio: Ricordo dei martiti delle foibe  
ernst_junger
Niubbo


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Posted -  06/02/2008  :  14.27
10 febbraio: “Giorno del ricordo” - nota storica

Finalmente, dopo 60 anni di oblio e di colpevole silenzio, il 10 febbraio di ogni anno sarà celebrato, per legge, il “Giorno del ricordo” , con riferimento ai martiri delle foibe e all’espulsione degli Italiani dalla Venezia Giulia, dall’Istria e dalla Dalmazia; lo ha stabilito il Parlamento su iniziativa di AN e con un ampio voto trasversale, contrario solo un gruppuscolo di comunisti, forse per una forma di incomprensibile e antistorica solidarietà con i partigiani titini che si macchiarono allora di orrendi crimini.
Il riferimento è il 10 febbraio 1947, data in cui a Parigi fu firmato il trattato di pace che impose all’Italia, sul confine orientale, la cessione alla Jugoslavia di Zara in Dalmazia, dell’Istria con Fiume e di gran parte della Venezia Giulia, con Trieste costituito in Territorio Libero e ritornato poi all’Italia alla fine del 1954. Si trattò di una rinuncia dolorosa a terre italianissime, già della Repubblica di Venezia e aggregate alla madrepatria dopo la vittoria nella prima guerra mondiale, a compimento dell’epopea risorgimentale.
Ma la rinuncia fu ancora più dolorosa perché su quelle terre furono perpetrati atti di inaudita ferocia slava e comunista ai danni degli Italiani con il benestare del PCI e di Togliatti, condizionati dall’ affinità ideologica con Tito.
Il dramma inizia nel 1943 e si protrae sino al 1954. L’obiettivo è preciso: procedere ad una radicale pulizia etnica per eliminare quelle persone che in un modo o nell’altro avrebbero potuto opporsi all’annessione di quei territori allo Stato jugoslavo comunista.
L’operazione si sviluppa su due fronti: eliminazione fisica ed esodo. Le uccisioni riguardano oltre ventimila connazionali, tra infoibati, ritrovati nelle fosse comuni, fucilati o affogati in mare e nei natanti fatti affondare. Tra essi persone di ogni condizione e persino 17 partigiani “bianchi”, colpevoli di opporsi all’annessione di quelle terre di confine alla Jugoslavia di Tito. 5.000 persone sparirono da Trieste nei 40 giorni di feroce occupazione titina della città nel maggio/giugno 1945, quindi a guerra conclusa. Nella sola foiba di Basovizza, alle spalle della città, furono rinvenuti 400 metri cubi di cadaveri.
Le foibe (dal latino fovea = fossa) sono delle voragini rocciose, a forma di imbuto, create dall’erosione di corsi d’acqua e profonde sino a 200 metri. In quei luoghi, dall’8 settembre 1943 sino a tutto il 1946 e per qualche caso anche oltre, in Istria e nei territori di Trieste e di parte della Venezia Giulia i partigiani delle formazioni titine, cui erano spesso aggregati partigiani italiani, usarono tali pozzi per eliminare, gettandoveli dentro, militari e civili italiani. Prima di essere infoibati uomini e donne, condannati senza alcun processo e solo per il torto di essere italiani, venivano sottoposti ad ogni forma di violenza fisica e di torture; alcuni, legati con il filo spinato ad altri falciati con la mitragliatrice, finivano trascinati vivi nei crepacci e morivano dopo una lunga e dolorosa agonia.
L’esodo fu il risultato di una serie di abbandoni di massa delle popolazioni di tradizione e di lingua italiana per effetto delle intimidazioni, persecuzioni, spoliazione dei propri beni, violenze ed eliminazione fisica, ma anche per cacciata diretta da parte di Tito. Pertanto il drammatico fenomeno dell’esodo di 350.000 persone, private di tutto, fu determinato da un insieme di ragioni che vanno dal terrore psicologico per le foibe ed i massacri in genere, alle deportazioni e alla perdita della cittadinanza e della propria cultura. L’identità italiana veniva sradicata con ogni mezzo e per mantenerla bisognava andarsene: non si poteva più vivere da Italiani nella Jugoslavia comunista. L’ultimo esodo di 50.000 profughi avvenne da Capodistria nel 1954, dopo il passaggio della zona B alla Jugoslavia e ulteriori massacri di intere famiglie italiane.
Purtroppo i disagi e l’angoscia degli esuli furono resi ancora più drammatici dalla cattiva accoglienza che essi ebbero in Italia su istigazione del PCI (temeva la verità sul “paradiso comunista” e il loro voto contrario alle elezioni) e l’indifferenza “strategica” della DC (calcoli politici internazionali), tanto che molti di essi furono costretti ad espatriare ancora e gli altri riuscirono a sistemarsi faticosamente sul territorio nazionale. Solo il MSI si batté coraggiosamente a favore degli esuli e dei territori, lasciando addirittura delle giovani vite, nel 1953, sulle strade di Trieste per difenderne l’italianità.






Ora, con l’istituzione del “Giorno del ricordo”, l’Italia ha ritrovato la propria coscienza, una memoria condivisa che riguarda fatti drammatici e la necessità di ristabilire verità e giustizia. I primi obiettivi dovranno riguardare il recupero della nostra storia nei libri di scuola, nella cultura ufficiale e nelle coscienze, nonché la restituzione dei beni abbandonati in Slovenia e Croazia. Sarà necessario inoltre assicurare la piena e duratura difesa per gli Italiani che sono rimasti là (almeno quarantamila) e che rischiano ancora e incredibilmente di essere assimilati.

LA NOTA VUOLE ESSERE UNA SINTESI STORICA DI FATTI POCO CONOSCIUTI; VA INTEGRATA CON ALTRE TESTIMONIANZE E CON LA BIBLIOGRAFIA ESISTENTE SULL’ARGOMENTO. CONSULTARE ANCHE I SITI www.10febbraio.it - www.mlhistria.it
RECENTEMENTE SI E’ ANCHE COSTITUITO IN ANCONA IL COMITATO PROVINCIALE ESULI DELL’ASSOPCIAZIONE NAZIONALE VENEZIA GIULIA E DALMAZIA (ANVGD)

APPENDICE – TESTIMONIANZE

TESTIMONIANZA DEL CAMPIONE DI PUGILATO NINO BENVENUTI
Mi hanno cacciato dal mio paese quando avevo 13 anni. Si chiamava Isola d’Istria, oggi è una cittadina della Slovenia. Ci torno ogni tanto per portare fiori sulla tomba dei miei cari e gli unici riferimenti italiani li trovo solo al cimitero. La casa dei nonni sorgeva nel centro storico del paese, al n. 13 di via Contesini. Sino a 9 anni non avevo mai sentito una persona che parlasse slavo, poi vennero loro, i soldati jiugoslavi con le divise blu e la stella rossa sul copricapo e la polizia politica titina e fu subito terrore ed angoscia. Erano in due quel pomeriggio d’estate del 1947 quando vennero a prendere mio fratello Eliano: Aveva 17 anni e nessuna colpa se non quella di essere italiano. Rimase in carcere per sette mesi senza alcuna imputazione, poi per fortuna fu rilasciato mentre tanti altri giovani erano spariti nel nulla per sempre. Quattro anni più tardi ci fu requisita la casa ed assegnata ad un ufficiale jugoslavo. Iniziò l’esodo della famiglia Benvenuti, comune a quella del popolo istriano. La prima tappa era per tutti Trieste; la mia famiglia si stabilì in città ed io mi sento ancora un esule.

Dichiarazione dello storico ARRIGO PETACCO
Ricordare i capitoli dolorosi delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata è un dovere a cui abbiamo mancato per oltre 50 anni. A questi poveri nostri fratelli non abbiamo mai mostrato alcuna gratitudine, anzi l’Italia ufficiale ha cercato di cancellarli dalla memoria. Scrissi il mio libro “L’esodo” quando lessi su un’enciclopedia la definizione di foibe come una sorta di “doline carsiche molto diffuse in Istria” senza alcun riferimento al dramma di tanti italiani infoibati. Ma c’è stato anche di peggio: il comunista Carlo Salinari ha attribuito i cadaveri delle foibe “alla rappresaglia nazista”.

Lo scrittore GIANNI OLIVA.
E’ necessario colmare il silenzio caduto su questo capitolo di storia, riconoscendo che i morti delle foibe sono vittime di tutta l’Italia e così saremo nazione sino in fondo.

ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA
È necessario elaborare una memoria condivisa del passato, essendo tale memoria premessa indispensabile di una vera, comune identità nazionale.

GIUSEPPE PARLATO
Occorre far capire che l’olocausto italiano delle foibe si inquadra in un atto di barbarie del totalitarismo comunista che si è macchiato di ogni tipo di crimini.

ANTONIO CAU, APPUNTATO GUARDIA DI FINANZA - MAGGIO 1945
Il mondo civile inorridirà quando sarà possibile far luce su tutti gli orrori e i delitti di cui si macchiarono senza giustificato motivo contro gli Italiani i partigiani jugoslavi. Incarcerarono, torturarono e fucilarono senza ragione migliaia di persone. Prima di uccidere utilizzavano il supplizio di legare i prigionieri per le braccia ai pali e tenerli così sospesi per delle ore. Le grida di dolore dei torturati facevano impazzire di dolore noi poveretti che eravamo obbligati ad assistere alle torture e alle esecuzioni.



Mons. PARENTIN, da “La Voce Giuliana, 1980
Un’ispezione del 1944 accertò che i partigiani di Tito avevano precipitato nell’abisso di Semich un centinaio di sventurati: soldati italiani e civili, uomini e donne, prima seviziati ed ancora vivi. Tanti altri ne furono gettati a guerra finita, nel 1945 e dopo. La foiba ingoiò indistintamente chiunque avesse sentimenti italiani, avesse sostenuto cariche o fosse semplicemente oggetto di sospetti o di rancori. Per giorni e giorni la gente aveva sentito urla strazianti provenire dall’abisso, le grida dei rimasti in vita ….

GIOVANNI RADETICCHIO di Sisano, un sopravvissuto alle foibe
Dopo tre giorni di torture, affamati e sanguinanti, Giovanni ed altri compagni di sventura vengono portati sul ciglio della foiba e così prosegue il racconto in prima persona “Mi appesero un grosso sasso ai polsi già legati dietro la schiena con il filo di ferro e mi costrinsero sparando a gettarmi nel crepaccio. Dio volle che colpissero il ferro che fece cadere il sasso, così caddi illeso nell’acqua della foiba. Nuotando ho potuto arenarmi. Intanto continuavano a cadere gli altri miei compagni e dietro ad ognuno sparavano colpi di mitra. Dopo l’ultima vittima, gettarono una bomba a mano…Sono riuscito a rompere il filo di ferro che mi serrava i polsi, straziando contemporaneamente le mie carni… Rimasi così nella foiba un paio d’ore poi, con il favore della notte, uscii da quella che doveva essere la mia tomba”.

LO SCRITTORE PIERO TARTICCHIO
A guerra ormai finita, sette miei familiari furono infoibati con la sola colpa di essere italiani. Non erano militari, ma civili: Uno di loro era mio padre. Condensare tanto dolore in poche righe è impossibile. Mi rimane comunque il rammarico che, passati sessant’anni da quel tragico evento, le foibe della Slovenia e della Croazia, cioè i luoghi del martirio di tanti italiani, siano ancora abbandonati e inaccessibili. Luoghi senza una croce, un nome, una data, dove oggi più che mai più forte si fa il dolore dei vivi, ma ancor più assordante riecheggia il silenzio dei morti. Non è facile cancellare dalla mia mente quelle inquietudini, poiché più cerco di scacciarle più riemergono come fantasmi.

WALTER VELTRONI, SINDACO DI ROMA (“Il Messaggero del 28/01/2006)
Il presidente Ciampi dice che abbiamo bisogno di una “memoria intera”, che contenga tutte le pagine della nostra vicenda nazionale, comprese quelle più dolorose, quelle per troppo tempo rimosse. Nessun luogo, nessun evento, va dimenticato o sottaciuto. E’ il modo migliore per rendere più saldo, come italiani, le ragioni del nostro stare insieme…… A Roma vive una comunità di cittadini originari dell’Istria, di Fiume, della Dalmazia….. sono persone e famiglie che fuggirono da una tragedia che non deve essere dimenticata. Una tragedia fatta di odio, di persecuzioni che costrinsero ad abbandonare la propria terra, di uccisioni di massa, di terrore, di una barbara violenza racchiusa in un nome: le foibe, dove vennero gettati, in molti casi ancora vivi, migliaia di italiani.. Accadde nelle zone assegnate alla Jugoslavia dopo l’armistizio e la fine delle ostilità. Fu un odio insieme etnico, nazionale e ideologico…. Per lunghi anni su questa vicenda è calato, nel nostro Paese, un sostanziale oblio. Ha contribuito a tale colpevole rimozione una parte della cultura della sinistra, rimasta prigioniera dell’ideologia, subalterna – per dirlo con chiarezza – alle esigenze del comunismo internazionale, a un presunto realismo politico. Ora si deve dire, nel modo più netto, che non sono ammesse amnesie, né reticenze e rimozioni di sorta: quella dell’esodo-espulsione e quella delle foibe sono pagine vergognose della nostra storia. Pagine che non si possono dimenticare o espungere, ma che appartengono per intero alla storia di tutti gli Italiani





L’evoluzione è molto più importante che il vivere.
Gli errori sono per la vita ciò che le ombre sono per la luce.
Un’opera d’arte si spegne, impallidisce nella stanze dove ha un prezzo ma non un valore.
Ernst Jünger
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Gighen88
Cittadino


285 Posts
0 Chatpoints

Posted - 08/02/2008 : 01.18
Skull-89 scrisse:
Berkelya ciò che tu dici è solo parole di ignoranza

dp una frase cosi "articolata",ho dei dubbi su ki sia l’ignorante...!...


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Mr.X
WebMister


1776 Posts
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Posted - 08/02/2008 : 11.01
ken scrisse:
saranno 4 o 5 anni che frequento fabrianopoli e mi rattrista vedere che seppur cambiano i protagonisti qualsiasi pretesto è buono per scatenere il solito scontro tra rossi e neri.
Che siate di destra o di sinistra, di centro o di periferia vi consiglio solo una cosa: lasciate in pace i morti, che utilizzarli per tirar acqua al proprio mulino è come ucciderli un altra volta.
Credo che evitare questi scontati battibecchi in un forum del genere sia la cosa piu sensata e rispettosa da fare nei confronti di persone che hanno perso la vita in quel brutale massacro.

pensateci su.


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Berkelya
Cittadino


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73 Chatpoints

Posted - 08/02/2008 : 11.41
Skull-89 scrisse:
Scusate ma ho appena letto c’ho che avevate scritto in precedenza...Mamma mia ma possibile che ogni cosa che dico subito in 200 ad assalirmi?! Per primis mi scuso con Berkelya perchè non avevo interpretato bene la sua risposta: SCUSA!!!
Secondo, quella che mi avrebbe dovuto attaccare doveva essere solo lei, no che arriva mr X e comincia a dire " TU DE QUA, TU DE LA!", non ho mica ammazzato nessuno, ho interpretato ciò che mi diceva, cavoli gente finchè si scherza, si scherza.
E qui chiudo la mia risposta chiedendo nuovamente scusa a Berkleya!!!



scuse accettate...e comunque vista come è andata l’intera discussione ho solo avuto la conferma di quello che temevo accadesse -.-


"Please could you stop the noise i’m trying to get some rest?
..when i’m king you will be first against the wall with your opinion which is of no consequence at all..
Do you remember,why don’t remember my name?Off with his head why don’t you remember my name..i guess i does!" [Paranoid Android]



"Fuori la città è grigia la piazza vuota la chiesa blindata da una cencellata, non puoi più sederti sui gradini, Dio forse gira con un giubbotto antiproiettile"

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Ivandrago
Bannato per sfinimento


2405 Posts
Chat [M]

Posted - 08/02/2008 : 12.31
tenete presente che se uno interpreta male è perchè ha letto male o il messaggio non era poi cosi chiaro.
Sono cose che capitano e trovo ridicolo e sensa senso accanirsi contro chi può sbagliare... Come se quelli che s’accaniscono non si sbagliassero mai(tanto meno non ho mai letto una loro ammissione al riguardo).


conquistati il tuo diritto, osservando il mio stesso dovere
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EdhilRomen
Cittadino Senjor


690 Posts
77 Chatpoints

Posted - 08/02/2008 : 12.40
Io scrisse:
Scusate ma il "ricordo commemorativo" delle foibe o il "ricordo commemorativo" dei lager a cosa altro servono se non per essere strumentalizzati?


Non sono d’accordo. Io sono dell’idea ke appena la storia viene dimenticata ci sono le basi xke si ripeta.
poi sta nella serietá delle persone non abbinarla alla politica (se cosí si puó kiamare) attuale. come sta nella politica attuale non ricollegarsi e individuarsi (come spesso invece fa) a capitoli orrendi della storia.
secondo me sta tutto nella serietá.


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manubilla
[Staff] l’attivista


1350 Posts
Chat [M]

Posted - 08/02/2008 : 12.57
apro e chiudo anche io una parentesi su questa piccola questione...

neanche a me piace la strumentalizzazione politica di fatti storici ma è anche vero che - proprio perchè anche io credo a quel che dice EdhilRomen, e cioè che "appena la storia viene dimenticata ci sono le basi perchè si ripeta" - una lettura "politica" della storia (che è una cosa diversa dalla strumentalizzazione propagandistica) è il più delle volte inevitabile

affinchè le brutte storie non si ripetano, infatti, è necessario comprendere i perchè di certi tragici fatti: ed i perchè non sono spesso così oggettivi come i fatti presi di per sè ed isolati dal contesto... i perchè vanno spesso interpretati ed è per questo l’ermeneutica della storia è spesso intrisa di politica, a seconda di quale aspetto un certo storico ritiene più o meno determinante nell’accadimento di un fatto


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Trojan
Cittadino Senjor


516 Posts
6 Chatpoints

Posted - 08/02/2008 : 13.25
secondo me la strumentalizzazione così estrema di avvenimenti che dovrebbero essere consegnati ad un giudizio puramente storico è data in gran parte del clima di odio politico presente in tutte le parti sociali:clima di intolleranza,volgarità e violenza.Ogni pretesto(ed in questo caso i morti)è buono x attaccare il presunto nemico...Ed è così ad esempio che le foibe siano diventate strumento di lotta della destra più o meno estrema(ricordo che una fiction sulle foibe fu monopolizzata da AN)mentre la Resistenza,che dovrebbe essere patrimonio NAZIONALE poichè la storia della Costituzione e della Repubblica nasce con essa,purtroppo oggi sembra essere divenuta valore solo di una parte politica(la sinistra)...secondo un parere personale questo clima è nato con la discesa in campo di Berlusconi(l’unico premier che nn ha MAI partecipato ad una commemorazione della Resistenza) e il conseguente comportamento delle sinistre,che invece di opporsi al berlusconismo vi si sono adeguate...quindi,fino a quando le nostre classi dirigenti nn creeranno un clima adatto nn esisterà mai in Italia una memoria condivisa,ne delle foibe,ne della resistenza,ne della shoa e via dicendo...detto questo visto che il suddetto cambiamento lo vedo improbabile(perlomeno in un vicino futuro)sarebbe opportuno informarsi sui fatti,possibilmente da fonti imparziali(quando leggo "solo l’MSI si battè coraggiosamente..." i dubbi salgono),condannare poi ogni mera strumentalizzazione politica e cercare di creare una memoria comune libera da ogni odio politico...

Modificato da - Trojan il 08/02/2008 13:25:47

Modificato da - Trojan il 08/02/2008 13:26:12

Modificato da - Trojan il 08/02/2008 13:26:40

Modificato da - Trojan il 08/02/2008 13:28:38


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Berkelya
Cittadino


350 Posts
73 Chatpoints

Posted - 08/02/2008 : 13.57
(Mod storica ON)
E’ indubbiamente vero che la storia e la sua lettura politica sono due cose che si intrecciano e si relazionano tra di loro, è inevitabile ed è anche giusto che alcuni fatti storici vengano letti in chiave politica.Anzi, determinati avvenimenti del secolo scorso non possono assolutamente essere compresi e letti senza prima comprendere il clima politico che li circondava.
Il problema è riuscire a fare una lettura politica di tali fatti prescindendo dalle proprie idee, cosa molto ma molto difficile da fare per nostra indole. Purtroppo è questa la realtà ed è per questo che sono sempre più convinta che la storia la debbano fare gli storici. Con questo chiaramente non voglio dire che uno storico non debba avere delle proprie idee politiche, sia chiaro, solo che nel momento della ricerca le deve del tutto accantonare. Ma se fare storia in questo senso risulta difficile per uno storico, figuriamoci per un politico che , nel dire quello che dice, ha dietro di sè un sicuro interesse politico, cosa che un buono storico non dovrebbe avere nell’esercizio del proprio mestiere.
(Mod Storica OFF)


Piccola riflessione personale: se la storia ai giorni nostri non viene tirata fuori per interessi politici, qualcuno mi sa spiegare perchè mai non si parla che ne sò dell’imperialismo inglese o magari della scoperta dell’America, o perchè no, della lotta per le investiture?
I dibattiti "storici" riguardano soprattutto avvenimenti dal secondo dopoguerra ad oggi..chissà perchè..


Modificato da - Berkelya il 08/02/2008 13:58:25


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